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tre le ipotesi di mala gestio da parte della Compagnia di Assicurazioni

La prima eventualità è che, nonostante la mala gestio ed il ritardato adempimento, il massimale resti capiente

n realtà, per stabilire quali siano le conseguenze dell’inadempimento dell’assicuratore della responsabilità civile all’obbligo di tenere indenne il proprio assicurato dalle pretese del terzo (c.d. mala gesti° propria), occorre distinguere tre ipotesi.

Corte di Cassazione, Sezione VI civile, ordinanza numero 9666 del 19 aprile 2018

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il testo integrale dell'ordinanza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 9666 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: ROSSETTI MARCO
ORDINANZA
sul ricorso 8315-2016 proposto da:
SURIANI CECILIA, CIPOLLONE GIULIA, CIPOLLONI
GIUSEPPINA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA OTRANTO
n.36, presso lo studio dell’avvocato MARIO MASSANO, che li
rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIAMMARIO
MASSIMILIANO CINGOLANI, MARIO NRSSANO;
– ricorrenti –
contro
GENERALI ITALIA S.P.A. C.F.00885351007, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
GIUSEPPE FERRARI n.35, presso lo studio dell’avvocato MARCO
VINCENTI, che la rappresenta e difende;
– controrícorrente –
tA/
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Data pubblicazione: 19/04/2018
contro
FADDA LUIGI, ORFEI CIRCORAMA DI RINALDO ORM & C.
S.A.S.;
– intimati –
BOLOGNA, depositata il 12/06/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 23/01/2018 dal Consigliere Dott. MARCO
ROSSETTI.
FATTI DI CAUSA
1. Nel 2005 Cecilia Suriani, Giulia Cipollone e Giuseppina Cipollone
convennero dinanzi al Tribunale di Ferrara Luigi Fadda, la società
Orfei Circorama di Rinaldo Orfei & c. s.a.s. e la società Assicurazioni
Generali s.p.a., assumendo che il primo di essi, alla guida di un veicolo
di proprietà della Orfei Circorama ed assicurato dalla Assicurazioni
Generali, il 2.9.1977 causò un sinistro stradale che provocò la morte
del loro parente Federico Cipollone.
Chiesero perciò la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni
rispettivamente patiti.
Le attrici dedussero altresì che la società Generali, colposamente
ritardando il pagamento dell’indennizzo, si fosse resa inadempiente al
contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato con
l’assicurata Orfei Circorama, e l’avesse di conseguenza esposta al
rischio di restare priva di copertura per i danni eccedenti il massimale.
Chiesero perciò, ai sensi dell’art. 2900 c.c., che la società Generali fosse
condannata al pagamento dell’indennizzo anche oltre il massimale, per
c.d. mala gestio propria, e che il relativo importo fosse ad esse attribuito
in via surrogatoria.
Ric. 2016 n. 08315 sez. M3 – ud. 23-01-2018
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
avverso la sentenza n. 1107/2015 della CORTE D’APPELLO di
2. Con sentenza 31.3.2008 n. 476 il Tribunale condannò i due
responsabili Luigi Fadda e Orfei Circorama a pagare alle attrici la
complessiva somma di curo 650.000; ma condannò la Generali a
tenerli indenni solo nella minor somma di euro 40.000, a causa
3. La sentenza venne appellata da Cecilia Suriani, Giulia Cipollone e
Giuseppina Cipollone le quali si dolsero – per quanto in questa sede
ancora rileva — dell’omessa pronuncia sulla domanda di condanna
dell’assicuratore oltre il massimale, per mala gesti° propria, da esse
formulata in via surrogatoria ex art. 2900 c.c., attesa l’inerzia
dell’assicurata nel far valere le proprie ragioni nei confronti del proprio
assicuratore.
4. Con sentenza 12.6.2015 n. 1107 la Corte d’appello di Bologna
esaminò tale domanda e ritenne che, se l’assicuratore fosse stato
adempiente e solerte, i responsabili avrebbero potuto invocare
dall’assicuratore una garanzia superiore di 15.000 euro rispetto a quella
effettivamente ottenuta; e di conseguenza in pari misura si sarebbe
ridotto il loro debito verso le danneggiate.
Di conseguenza condannò l’assicuratore a pagare direttamente alle
danneggiate, ex art. 2900 c.c., la suddetta somma.
5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da Cecilia
Suriani, Giulia Cipollone e Giuseppina Cipollone, sulla base di un solo
motivo.
Ha resistito la Generali con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Ric. 2016 n. 08315 sez. M3 – ud. 23-01-2018
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
dell’esaurimento del massimale.
1. Il motivo unico di ricorso.
1.1. Con l’unico motivo di ricorso le ricorrenti sostengono che la
sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge,
ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c.. E’ denunciata, in particolare, la
violazione degli artt. 1175, 1176, 1218, 1224, 1375, 1917, 2900 c.c..
liquidato il danno da inala gesti° propria.
Espongono che la Corte d’appello ha determinato la misura di tale
danno in un importo pari alla differenza tra il debito risarcitorio ancora
gravante sull’assicurato, e la minor somma che questi sarebbe invece
oggi obbligato a pagare ai parenti della vittima, se l’assicuratore avesse
tempestivamente adempiuto le sue obbligazioni, giungendo alla
conclusione che tale danno fosse pari alla rivalutazione del massimale
garantito, e maggiorato degli interessi legali.
Così giudicando, proseguono le ricorrenti, la Corte d’appello ha
tuttavia trascurato di considerare che il loro difensore sin dal 1981
aveva rivolto all’assicuratore una proposta transattiva; che questa
proposta era stata ingiustificatamente rifiutata dalla Generali; che
l’adesione a quella proposta transattiva avrebbe avuto l’effetto di
estinguere ogni obbligazione dell’assicurato verso le danneggiate.
Pertanto, concludono le ricorrenti, il danno patito dall’assicurata Orfei
Circorama (il cui credito è stato da esse azionato in via surrogatoria ex
art. 2900 c.c.) era pari non già alla mera rivalutazione del massimale
garantito, ma era pari all’intero importo che essa è oggi tenuta a pagare
alle
vittime
del
sinistro:
se,
infatti,
l’assicuratore
avesse
immediatamente transatto la lite, il danno non sarebbe lievitato,
l’assicurata sarebbe stata liberata, e nessuna obbligazione residua oggi
graverebbe sulla Orfei Circorama.
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Deducono, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe erroneamente
1.2. Il motivo è infondato.
L’affermazione delle ricorrenti, secondo cui quando vi sia inala gestio
dell’assicuratore della r.c.a., l’assicurato può pretendere dal proprio
assicuratore di essere tenuto indenne integralmente dalle pretese del
terzo danneggiato, come se il limite del massimale non esistesse, è solo
Sono nel vero le ricorrenti quando deducono che l’assicuratore della
responsabilità civile, avendo assunto l’obbligo contrattuale di tenere
indenne l’assicurato dalle pretese del terzo danneggiato, ha altresì
l’obbligo di attivarsi per salvaguardare gli interessi di quello: e dunque
costituisce una condotta inadempiente rispetto agli obblighi scaturenti
dal contratto di assicurazione, rifiutare una vantaggiosa offerta
transattiva proveniente da parte del terzo danneggiato.
E che nel caso di specie tale condotta inadempiente sussista è già stato
accertato dalla Corte d’appello, e sul punto si è formato il giudicato
interno.
Errano, invece, le ricorrenti, quando assumono che, una volta accertata
tale condotta inadempiente, per ciò solo il limite del massimale venga
meno del tutto.
In realtà, per stabilire quali siano le conseguenze dell’inadempimento
dell’assicuratore della responsabilità civile all’obbligo di tenere indenne
il proprio assicurato dalle pretese del terzo (c.d. mala gesti° propria),
occorre distinguere tre ipotesi.
1.2.1. La prima eventualità è che, nonostante la Inala gesti° ed il ritardato
adempimento, il massimale resti capiente.
In tal caso ovviamente nulla quaestio: si applicheranno le regole sulla
mora nelle obbligazioni di valore (Sez. U, Sentenza n. 1712 del
17/02/1995), e nella materia della r.c.a. l’assicuratore potrà andare
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in parte corretta.
incontro unicamente alle sanzioni amministrative previste dall’art. 315
cod. ass..
1.2.2. La seconda eventualità è che il massimale, capiente all’epoca
dell’illecito, sia divenuto incapiente al momento del pagamento: vuoi
variazione dei criteri di liquidazione del danno.
In tal caso l’assicurato, se l’assicuratore avesse tempestivamente
adempiuto l’obbligo indennitario, avrebbe beneficiato d’una copertura
integrale della propria responsabilità. Di conseguenza, nel caso di inala
gestio, l’assicurato potrà pretendere dall’assicuratore una copertura
integrale, senza riguardo alcuno al limite del massimale, giacché
l’assicuratore dovrà in tale ipotesi risarcire non il fatto dell’assicurato
(per il quale vige il limite del massimale), ma il fatto proprio, e cioè il
pregiudizio al diritto di garanzia dell’assicurato, derivato dal colposo
ritardo nell’adempimento.
1.2.3. La terza eventualità è che il massimale assicurato già all’epoca del
sinistro fosse incapiente.
In tal caso, quand’anche l’assicuratore avesse tempestivamente pagato
l’indennizzo, l’assicurato non avrebbe giammai potuto ottenere una
copertura integrale della propria responsabilità. Di conseguenza, se
l’assicuratore incorre in mala gestio, in questo caso egli sarà tenuto a
pagare gli interessi legali (ed eventualmente il maggior danno, ex art.
1224, comma 2, c.c.), sul massimale. In questi casi inoltre, costituendo
il debito dell’assicuratore una obbligazione di valuta, non è possibile
cumulare la rivalutazione del massimale e gli interessi, ma delle due
l’una: o il danneggiato dimostra di avere patito un “maggior danno”,
cioè un pregiudizio causato dal ritardo nell’adempimento non assorbito
Ric. 2016 n. 08315 sez. M3 – ud. 23-01-2018
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per effetto del deprezzamento del denaro, vuoi per effetto della
dagli interessi legali, ed allora avrà diritto al risarcimento di
quest’ultimo; ovvero nulla dimostra a tal riguardo, ed allora gli
spetteranno i soli interessi legali.
1.3. Tutti questi principi sono già stati affermati da questa Corte: in
poi ribaditi da questa stessa Sezione con l’ordinanza pronunciata da
Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 10221 del 26/04/2017.
1.4. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha accertato, con valutazione
non impugnata e passata in giudicato [p. 4, decirnoultirno rigo, e p. 8,
primo capoverso, punto (c), della sentenza impugnata] che il danno
causato dall’assicurato eccedeva il massimale già al momento del
sinistro.
Ricorreva dunque la terza ipotesi sopra elencate, e correttamente la
Corte d’appello ha stimato il danno da mala gesti° limitandosi a
rivalutare il massimale.
Ed infatti, eccedendo il danno la misura del massimale già nel 1977,
anche se l’assicuratore avesse pagato il terzo danneggiato
illico et
immediate, l’assicurato sarebbe comunque rimasto esposto alle pretese
risarcitorie per la parte eccedente. Né, ovviamente, l’assicuratore era
tenuto ad accettare una proposta transattiva che, per quanto detto,
esigeva il pagamento non solo d’una somma eccedente il massimale,
ma eccedente anche il massimale rivalutato: ovvero la misura massima
dell’indennizzo esigibile dall’assicuratore, quando già al momento del
sinistro il massimale sia incapiente.
2. Le spese.
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particolare, tra le tante, da Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014, e
Le spese del presente giudizio di legittimità vanno a poste a carico delle
ricorrenti, ai sensi dell’art. 385, comma 1, c.p.c., e sono liquidate nel
dispositivo.
Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con
la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di
dovuto per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.P.R.
30 maggio 2002, n. 115 (nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17,
legge 24 dicembre 2012, n. 228).
P.q.m.
(-) rigetta il ricorso;
(-) condanna Cecilia Suriani, Giulia Cipollone e Giuseppina Cipollone,
in solido, alla rifusione in favore di Generali Italia s.p.a. delle spese del
presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di euro
7.000, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese
forfettarie ex art. 2, comma 2, d.m. 10.3.2014 n. 55;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dall’art. 13, comma 1
quater, d.p.r. 30.5.2002 n. 115, per il versamento da parte di Cecilia
Suriani, Giulia Cipollone e Giuseppina Cipollone, in solido, di un
ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto
per l’impugnazione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione
civile della Corte di cassazione, addì 23 gennaio 2018.
Il Presidente
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello

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