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solo con l’aggiudicazione definitiva si puo’ instaurare il rapporto contrattuale fra pa e appaltatore

l'aggiudicazione definitiva non è atto meramente confermativo o esecutivo ma è un provvedimento del tutto autonomo e diverso rispetto all'aggiudicazione provvisoria

UPREMA Corte di Cassazione, Civile Sent. Sez. 1 Num. 10750

Data pubblicazione: 25/05/2015

la massima

in tema di pubblici appalti, secondo alcune sequenze procedimentali adottate dalle stazioni appaltanti e le conseguenti previsioni del bando di gara, mai l’aggiudicazione provvisoria che ha natura di atto endoprocedimentale, anche se fa nascere tra le parti alcune situazioni giuridiche preliminari tutelabili in sede giurisdizionale -, può far conseguire l’instaurazione del rapporto contrattuale finale, intercorrente tra la stazione appaltante e l’aggiudicatario, potendolo solo l’aggiudicazione definitiva, che non è atto meramente confermativo o esecutivo ma è un provvedimento del tutto autonomo e diverso rispetto all’aggiudicazione provvisoria (anche quando ne recepisce interamente i risultati)

sentenza integrale

  SENTENZA
sul ricorso 4231-2008 proposto da:
ITCO
ITALIAN COSTRUZIONI S.P.A. IN LIQUIDAZIONE
(C.F.
03022540581),
in
persona
del
legale
rappresentante
pro
tempore,
elettivamente
2015
809
domiciliata in ROMA, VIA ALESSANDRO TORLONIA 33,
presso l’avvocato ANTONIO ROSSINI, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati
STEFANO ASTORRI, LORENZO GRISOSTOMI TRAVAGLINI,
giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –
1
Civile Sent. Sez. 1 Num. 10750 Anno 2015
Presidente: FORTE FABRIZIO
Relatore: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO
Data pubblicazione: 25/05/2015
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
di appalto con effetti determinati sulle prestazioni a
carico della Impresa appaltatrice e se, per essere
intervenuto il recesso da parte della
committente,
l’appaltatore ha diritto all’integrale pagamento delle
prestazioni rese su richiesta e a favore dell’IACP ora ATER
ed al suo ristoro dei danni subiti;
– la sentenza impugnata difetti di idonea e valida
motivazione sul punto decisivo della controversia
costituito dall’esistenza nella
specie
di un vincolo
giuridico negoziale e dagli effetti patrimoniali
conseguenti dal predetto vincolo giuridico formatosi con
l’aggiudicazione provvisoria ».
3.1.Secondo la ricorrente, il Giudice distrettuale avrebbe
errato nel distinguere una aggiudicazione provvisoria
dell’appalto da una sua aggiudicazione definitiva e la
mancanza di un vincolo nascente dalla prima: a) sia per il
contrasto tra le disposizioni normative richiamate; b) sia
per l’erronea interpretazione della lettera d’invito del
contraente inviata dallo IACP (ora ATER), ove si prevedeva
una apposita via d’uscita, ossia l’esercizio della facoltà
di recesso previo pagamento della progettazione già
realizzata e dalle ulteriori prestazioni rese.
3.2.
In particolare,
alla luce del comportamento
complessivo
delle
parti
(art.
1362
c.c.),
11
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
dell’interpretazione complessiva delle clausole contenute
nella lettera di invito (art. 1363 c.c.) e di quella
secondo buona fede (art. 1366 c.c.), la Corte territoriale
avrebbe dovuto ritenere sussistente il vincolo negoziale a
prescindere dall’aggiudicazione definitiva dell’appalto.
Vincolo avente un contenuto diverso da quello nascente
dall’aggiudicazione definitiva ma non legittimante
l’interpretazione del Tribunale circa una responsabilità
aquiliana o precontrattuale da parte dell’ente pubblico.
* *
4.
Il primo motivo di ricorso è del tutto inammissibile.
4.1.
Tutte le censure svolte, compendiate nel menzionato
motivo, e ricomprese nell’ambito delle violazioni di cui ai
nn. 3 e 5 dell’art. 360 c.p.c., sono carenti dei requisiti
indispensabili per il loro esame.
4.1.1.
In relazione alle presunte violazioni riferibili al
primo aspetto (art. 360, n. 3, c.p.c.), infatti, la
ricorrente non indica neppure quali siano state le
disposizioni di legge o i principi di diritto violati
4.1.2.
In relazione al secondo aspetto della censura (art.
360, n. 5, c.p.c.), i quesiti non possono sostituire le
manchevoli sintesi finali richieste dall’art. 366 –
bis
cod. proc. civ., per le cause (come questa) ancora soggette
alla sua applicazione (c.d. quesito di fatto). In sostanza,
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
tale parte del motivo manca della conclusione con un
apposito momento di sintesi, anche quando l’indicazione del
fatto decisivo controverso sia rilevabile (ma non è questo
il caso) dal complesso della censura.
4.1.2.1.
Questa Corte
ha già stabilito che, a corredo del motivo recante censure
motivazionali, il ricorrente deve formulare il necessario
momento di riepilogo, che deve consistere in uno specifico
e separato passaggio espositivo del ricorso ove, in modo
sintetico, evidente ed autonomo (rispetto al tenore
testuale del motivo), sia chiaramente esposto il fatto
controverso in riferimento al quale la motivazione si
assume omessa o contraddittoria, come pure – se non
soprattutto – le ragioni per le quali la dedotta
,
insufficienza della motivazione la rende inidonea a
giustificare la decisione.
4.1.3.
Peraltro, la doglianza sembra presupporre che la
sentenza non definitiva, oggetto dell’odierna controversia,
abbia quel carattere «definitivo» che invece non ha,
essendo stata oggetto di appello incidentale, con successo,
da parte dell’odierna resistente, la quale si è doluta
della sua portata, così che essa è stata ricostruita dal
giudice distrettuale, attraverso il consolidato principio
ermeneutico d’integrazione tra la parte motiva e la parte
dispositiva della decisione, in un significato che quello
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
stesso giudice ha ritenuto incompatibile con l’ordinamento
giuridico.
5.
Anche il secondo motivo di ricorso è inammissibile.
5.1.
In disparte la mescolanza tra critiche motivazionali e
presunte violazioni di legge, esse risultano prive dei
requisiti necessari al loro esame da parte di questa Corte
(per mancata indicazione delle norme violate e delle
sintesi fattuali, come sopra richiamate) nonché allegano
censure alla portata incidente e conducente dell’appello
dell’odierna resistente che non è supportato dai necessari
elementi documentali e che si risolve in affermazioni
apodittiche che non trovano adeguati riscontri nella
motivazione della sentenza impugnata.
5.2.
Anche con riferimento ai profili di violazione di
legge, perché non autosufficiente in quanto mancante
dell’indicazione delle parti dell’atto che autorizzavano
quella diversa interpretazione di cui non si sarebbe dato
carico il giudice distrettuale.
5.3. Il
terzo motivo appare in parte inammissibile ed in
parte infondato.
5.3.1.
Infatti, quando ai profili di violazione delle
(questa volta) indicate disposizioni di legge, in disparte
la mancata specifica illustrazione al riguardo (onde meglio
comprendere perché la ricostruzione interpretativa del
14
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
~ME EITITHE W
~E.
MINMME. NO
giudice di appello possa essere in contrasto con taluna di
esse) essa va complessivamente disattesa richiamando la
stessa giurisprudenza amministrativa, secondo cui
l’aggiudicazione provvisoria di una gara
di
appalto ha
natura di atto endoprocedimentale, inidoneo a produrre la
definitiva lesione dell’interesse dell’impresa che non è
diventata vincitrice, lesione che si verifica soltanto con
l’aggiudicazione definitiva, che – per contro – non è atto
meramente confermativo o esecutivo, ma è un provvedimento
del tutto autonomo e diverso rispetto all’aggiudicazione
provvisoria (anche quando ne recepisce interamente i
risultati), con la conseguenza che esso deve essere
impugnato anche laddove sia stata già impugnata
l’aggiudicazione provvisoria (Cons. Stato sez. IV sent. n.
4769 del 2005).
5.3.2.
Da tanto consegue che non v’è alcuna contraddizione
ad affermare, come ha fatto la Corte territoriale, la
regula iuris
secondo cui la prima aggiudicazione ha
comportato la nascita di un primo vincolo giuridico, solo
che la si interpreti
cum grano salis e
cioè che si
comprenda che quel primo vincolo non è nient’altro che una
limitata produzione di effetti giuridici i quali, per avere
pieno spiegamento devono attendere la produzione del fatto
giuridico ulteriore della definitiva approvazione,
15
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
propedeutica alla stessa stipulazione del contratto di
M
appalto.
5.3.3.
SI che la sentenza impugnata deve essere confermata,
nel suo punto decisivo, alla luce del seguente principio di
diritto:
in tema di pubblici appalti, secondo alcune sequenze
procedimentali
adottate
dalle
stazioni
appaltanti
e
le
conseguenti
previsioni
del
bando
di
gara,
mai
l’aggiudicazione
provvisoria
che
ha
natura
di
atto
endoprocedimentale, anche se fa nascere tra le parti alcune
situazioni giuridiche preliminari tutelabili in sede
i
giurisdizionale -, può far conseguire l’instaurazione del
,
e
rapporto contrattuale finale, intercorrente tra la stazione
appaltante e l’aggiudicatario, potendolo solo
l’aggiudicazione definitiva, che non è atto meramente
confermativo o esecutivo ma è un provvedimento del tutto
autonomo e diverso rispetto all’aggiudicazione provvisoria
(anche quando ne recepisce interamente i risultati).
5.4.Quanto ai profili interpretativi della lettera
d’invito, pur essendo indicati i criteri ermeneutici che si
assumono violati, la ricorrente oltre a non trascrivere
integralmente il testo e ad indicare specificamente dove si
trova il documento, non allega neppure i profili di
t
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a
2
decisività di esso e la loro rilevanza ai fini di una
diversa ipotetica interpretazione da dare alla scrittura.
6.
In conclusione, il ricorso si palesa complessivamente
infondato e la ricorrente deve essere condannata al
pagamento delle spese di lite, liquidate come in
dispositivo.
PQM
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento
delle spese processuali che si liquidano, in favore della
resistente, in complessivi 17.200,00, di cui C 200,00 per
esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.
r).
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della l
sezione civile della Corte di cassazione, il 5 maggio
Corte di Cassazione – copia non ufficiale

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