lunedì , 18 Gennaio 2021

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responsabilità da ritardo

Resta sfornito di prova l’assunto secondo il quale il ritardo nell’approvazione della variante sia stato fonte di pregiudizio economico

La domanda di risarcimento del danno da ritardo, azionata ex art. 2043, può pertanto essere accolta dal giudice, solo se l’istante – su cui, ex art. 2697 cod. civ., incombe l’onere di provare gli elementi costitutivi della fattispecie illecita – dimostri, tra l’altro, che la mancata adozione del provvedimento dovuto, ha provocato nel suo patrimonio pregiudizi che non si sarebbero verificati ove l’atto fosse stato tempestivamente emanato (Cons. Stato, Sez. IV, 18/11/2014 n. 5663 e 10/6/2014 n. 2964; sez. VI, 30/3/2015 n. 1648 e 4/3/2015 n. 1068).

La riconducibilità della pretesa risarcitoria allo schema generale dell’art. 2043 c.c., comporta l’applicazione rigorosa del principio dell’onere della prova in capo al danneggiato che deve, quindi, provare la sussistenza di tutti i presupposti oggettivi e soggettivi dell’illecito, con l’avvertenza che, nell’azione di responsabilità per danni, il principio dispositivo, sancito in generale dall’art. 2697, comma 1 c.c., opera con pienezza e non è temperato dal metodo acquisitivo proprio dell’azione di annullamento.

Tar Reggio Calabria, sentenza numero 651 del 12 novembre 2018


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