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Consiglio di Stato: qualità di responsabile dell’attività di intermediazione

il responsabile dell’attività di intermediazione si configura quindi come il titolare una posizione di controllo in senso giuridico sull’attività dell’ente per il quale opera, posizione cui si riconnettono obblighi di attivarsi in tal senso e una corrispondente responsabilità per omissione in caso di inadempimento di tali obblighi

Consiglio di Stato decisione numero 4643 del 30 luglio 2018

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il testo integrale della decisione

Pubblicato il 30/07/2018

N. 04643/2018REG.PROV.COLL.

N. 08701/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8701 del 2015, proposto dal signor:
Paolo ricorrente, rappresentato e difeso dall’avv. Luigi Edoardo Ferlito, domiciliato presso la Segreteria della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;

contro

l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni – IVASS, rappresentato e difeso dagli avv.ti Patrizia Rosatone, Elen Gioli Murgi e Sabrina Scarcello, con domicilio eletto presso l’ufficio legale dell’Istituto, in Roma, via G.B. Martini. 3;

nei confronti

della **assicurazioni S.p.a., rappresentata e difesa dall’avv. Neri Baldi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Francesco Cappellini in Roma, via Salaria, 320;

per l’annullamento

previa sospensione

della sentenza del TAR Lazio, sede di Roma, sezione II ter 19 agosto 2015 n.10870, resa fra le parti, la quale ha respinto il ricorso n.12995/2014 R.G. proposto per l’annullamento

a) del provvedimento 16 luglio 2014 n. 51 14 001169, con il quale l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private – IVASS ha irrogato a Paolo ricorrente la sanzione disciplinare della radiazione dal Registro unico degli intermediari assicurativi ai sensi dell’art. 329 comma 1 lettera c) e comma 2 del d. lgs. 7 settembre 2005 n.209 – Codice delle assicurazioni private;

b) della deliberazione 3 luglio 2014 n.2400 II del Collegio di garanzia per i provvedimenti disciplinari presso l’IVASS;

e di ogni atto antecedente, preparatorio, preordinato, presupposto ovvero conseguente, anche infraprocedimentale, e comunque connesso;

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’IVASS e della **assicurazioni;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 7 giugno 2018 il Cons. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti gli avvocati Luigi Edoardo Ferlito, Patrizia Rosatone, Elen Gioli Murgi e Neri Baldi;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Con nota 4 ottobre 2013 prot. n. 03 13 00 2634, l’Istituto intimato appellato comunicava al ricorrente appellante, al tempo iscritto al Registro unico degli intermediari assicurativi- RUI di cui all’art. 109 del d. lgs. 205/2009, Codice delle assicurazioni private, l’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti per una serie di addebiti riferiti a comportamenti non conformi al Codice stesso e alle relative norme di attuazione.

Nella stessa nota, l’Istituto contestava i fatti in questione, esponendo di esser stato informato di una serie di richieste di risarcimento avanzate da maggio a luglio del 2013 dalla compagnia assicurativa controinteressata appellata al Fondo di garanzia per i mediatori di assicurazione e riassicurazione, richieste conseguenti alla mancata rimessa alla compagnia stessa e alle agenzie di premi incassati da una società estranea a questo giudizio, certa E_ Broker S.r.l., della quale il ricorrente appellante rivestiva la qualità di “responsabile dell’attività di intermediazione”.

Nella nota in questione, l’Istituto aveva cura di precisare i singoli episodi, relativi a tre casi in cui la società broker aveva incassato da clienti, un’impresa e tre Comuni siciliani, i premi dovuti per alcune polizze di responsabilità civile, rispettivamente per € 33.368,09, € 14.376,95 ed € 32.847,65, somme che però aveva omesso di riversare all’agenzia assicurativa e alla compagnia che avevano stipulato le polizze stesse.

Nella stessa nota, infine, l’Istituto contestava propriamente gli addebiti, deducendo che la condotta posta in essere appariva “in contrasto con le seguenti disposizioni: a) art. 62 comma 2 lett. a) punto 4) del regolamento ISVAP n. 5/2006, per non aver rimesso all’impresa somme percepite a titolo di premi assicurativi; b) art. 117 comma 1 del Codice delle assicurazioni private e art. 54 commi 1 e 2” del citato regolamento “per non aver versato sul conto corrente separato dell’agenzia le somme riscosse a titolo di pagamento dei premi, comportamento sanzionabile ai sensi dell’art. 62 comma 1 del medesimo regolamento; c) art. 183 comma 1 lett. a) del Codice delle assicurazioni private ed art. 47 comma 1 lett. a) b) e d) del regolamento” citato “per non essersi comportato con diligenza, correttezza, trasparenza e professionalità nei confronti degli assicurati, per non aver rispettato le disposizioni legislative e regolamentari, per non avere agito in modo da non recare pregiudizio all’assicurato in relazione alle rimesse dei premi incassati, comportamento sanzionabile ai sensi dell’art. 62, comma 2 lettera b) punto 5” del regolamento (doc. 13 intimato appellato, contestazione di addebito).

All’esito dell’istruttoria disciplinare, l’Istituto emetteva gli atti meglio indicati in epigrafe, ovvero mediante la delibera 3 luglio 2014 del Collegio di garanzia riteneva sussistenti gli addebiti, e con il provvedimento 16 luglio 2014 irrogava al ricorrente appellante la sanzione della radiazione dal RUI, prevista dall’art. 329 comma 1 lettera c) e comma 2 del Codice delle assicurazioni (doc. ti 20 e 21 intimato appellato, atti citati).

Con la sentenza a sua volta meglio indicata in epigrafe, il TAR ha respinto il ricorso proposto dal destinatario di tale sanzione contro gli atti predetti, ritenendo in motivazione, in sintesi estrema, che la notificazione degli atti relativi al procedimento disciplinare fosse regolarmente avvenuta, che la qualità di intermediario rivestita dal ricorrente appellante fosse sufficiente ad affermare la sua responsabilità per le mancate rimesse di cui si è detto, non contestate come fatti storici, e che la sanzione irrogata fosse congrua e proporzionata, anche rispetto alle sanzioni irrogate ad altri concorrenti nella vicenda.

Contro tale sentenza, il ricorrente ha proposto impugnazione, con appello che contiene i seguenti cinque motivi:

– con il primo di essi, deduce violazione del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato di cui agli artt. 39 c.p.a. e 112 c.p.c. da parte della sentenza di I grado, che avrebbe ravvisato a suo carico in luogo della “asserita e non provata responsabilità commissiva” per il mancato versamento dei premi a suo dire oggetto della contestazione, una responsabilità per violazione di doveri di vigilanza e controllo fondata su asseriti “elementi diversi, nuovi ed ulteriori rispetto a quelli che hanno formato il thema decidendum del provvedimento disciplinare”;

– con il secondo motivo, deduce violazione degli artt. 183 e ss. del Codice delle assicurazioni e degli artt. 49, 50, 52, 53 e 57 del regolamento 5/2006 citato, perché a suo dire né le norme citate né altre prevedrebbero alcun obbligo di vigilanza e controllo connaturato alla figura dell’intermediario assicurativo, in particolare quanto al versamento dei premi. Di conseguenza, la sentenza di I grado avrebbe errato là dove avrebbe omesso di accertare se tali obblighi fossero stati o no conferiti al ricorrente appellante con un atto specifico;

– con il terzo motivo, deduce violazione dell’art. 35 del regolamento 5/2006, affermando che la procura a lui rilasciata dalla società broker di cui s’è detto gli conferisse soltanto il potere di partecipare per essa a gare di appalto, e non obblighi o poteri di vigilanza ovvero di riscossione e rimessa di premi di qualsivoglia natura, poteri mai esercitati nemmeno di fatto, non essendosi lui mai ingerito nella gestione aziendale. In proposito evidenzia anche (appello, p. 26) come la sua collaborazione con la società broker fosse cessata già prima dei fatti contestati, ancorché, come ammette, ciò non fosse stato comunicato al RUI;

– con il quarto motivo, deduce violazione dell’art. 62 del regolamento 5/2006, perché a suo dire la violazione contestatagli non sarebbe di quelle sanzionabili con la radiazione irrogata;

– con il quinto motivo, deduce infine violazione degli artt. 139 c.p.c. e 7 della l. 20 agosto 1990 n.241, nel senso della nullità della notifica degli atti del procedimento, e critica la sentenza di I grado per aver deciso come si è detto diversamente.

Da ultimo, reitera le richieste istruttorie avanzate in I grado, chiedendo assunzione di prova testimoniale sui fatti.

L’Istituto, con atto 28 ottobre e memoria 29 ottobre 2015, e la compagnia controinteressata, con atto 28 ottobre 2015, hanno resistito e chiesto la reiezione dell’appello; l’Istituto ha in particolare evidenziato che, come correttamente a suo avviso ritenuto dalla sentenza, la responsabilità del ricorrente appellante deriverebbe dalla sua qualifica di responsabile dell’attività di intermediazione, ricoperta come non è controverso presso la società di broker che non ha eseguito le rimesse e fonte di obblighi legali di vigilanza come da regolamento 5/2006; ha quindi sostenuto l’irrilevanza delle funzioni che il ricorrente appellante avrebbe di fatto svolto per conto della società stessa.

Con ordinanza 4 novembre 2015 n.4982, la Sezione ha respinto la domanda cautelare.

La controinteressata appellata, con memoria 4 maggio 2018, ha riassunto i fatti storici posti a fondamento della sanzione irrogata e chiesto che l’appello sia respinto; per parte sua, con memoria 22 maggio 2018, il ricorrente appellante ha ribadito le proprie asserite ragioni.

Con repliche del 25 maggio 2018, sempre il ricorrente appellante e l’Istituto ribadivano ancora le reciproche posizioni.

Alla pubblica udienza del giorno 7 giugno 2018, infine, la Sezione ha trattenuto il ricorso in decisione.

DIRITTO

1. L’appello è infondato e va respinto, per le ragioni di seguito precisate.

2. In via preliminare, vanno respinte perché comunque superflue le richieste di ammissione di prova testimoniale dedotte dal ricorrente nei termini riportati in premesse, dato che la causa si presenta come già documentalmente istruita.

3. Nel merito, i primi tre motivi dell’appello stesso vanno trattati congiuntamente, in quanto riguardano tutti, in sintesi estrema, il titolo della responsabilità del ricorrente appellante per il fatto contestatogli, e risultano tutti infondati.

3.1 Come si è detto in premesse, non è controverso che all’epoca dei fatti il ricorrente appellante rivestisse la qualità di responsabile dell’attività di intermediazione presso la società broker coinvolta nella vicenda; ad ogni buon conto, l’Istituto intimato appellato ha prodotto la relativa documentazione, ovvero l’estratto del RUI da cui ciò risulta (si veda il doc. 33 intimato appellato, visura storica della E_ Broker). Sotto questo profilo, è irrilevante che la collaborazione con tale società, a dire dell’interessato, fosse già cessata all’epoca dei fatti, dal momento che, come lui stesso ammette, tale circostanza non era stata comunicata al Registro, risultando per tal motivo non opponibile ai terzi, in conformità ai principi generali. In tali termini, non risponde quindi a verità che il ricorrente appellante nella società in questione avesse rivestito semplici funzioni di procuratore, limitate fra l’altro ad un settore specifico, perché la qualifica vista è qualcosa di diverso. Risulta poi che la contestazione disciplinare, il cui contenuto si è riassunto in premesse, avesse fatto corretto riferimento alla qualifica di “responsabile delle attività di intermediazione” di cui si è detto (doc. 13 ricorrente appellante, cit., sesto rigo del secondo paragrafo), sì che non rispondono al vero nemmeno le contestazioni del ricorrente appellante, per cui la sentenza impugnata avrebbe ritenuto la sua responsabilità disciplinare accertata sulla base di elementi nuovi e diversi rispetto a quelli valorizzati nel relativo provvedimento di sanzione.

3.2 Ciò posto, la qualità di “responsabile dell’attività di intermediazione”, così come correttamente evidenziato dall’Istituto (memoria 29 ottobre 2015 pp. 13 e 14) rappresenta un concetto normativo ben preciso, previsto dall’art. 112 comma 2 del T.U e dal regolamento 5/2006.

Secondo la prima delle norme citate, quella di rango primario, “Ai fini dell’iscrizione nella sezione del registro di cui all’articolo 109, comma 2, lettere a), b) ed e)”, ovvero anche per esercitare l’attività di broker che qui rileva, “la società deve inoltre avere affidato la responsabilità dell’attività di intermediazione ad almeno una persona fisica iscritta nella sezione del registro al quale la medesima chiede l’iscrizione”.

La figura del responsabile è poi disciplinata dal regolamento attuativo, che all’art. 2 comma 1 lettera z) definisce come “responsabili dell’attività di intermediazionele persone fisiche che, nell’ambito della società per la quale operano, hanno funzioni direttive e poteri decisionali con correlate responsabilità ed esercitano funzioni di direzione, coordinamento e controllo dell’attività di intermediazione assicurativa e/o riassicurativa svolta dalla società” e al successivo art. 13 comma 1 lettera c) ribadisce che la società interessata ad iscriversi al registro deve “avere affidato la responsabilità dell’attività di intermediazione ad almeno una persona fisica iscritta nella medesima sezione del registro alla quale … chiede l’iscrizione”. Come osservato correttamente sempre dall’Istituto, la figura del responsabile serve ad evitare che le società, come tali esenti da responsabilità disciplinare, possano eludere le relative sanzioni.

3.3 Nei termini esposti, il responsabile dell’attività di intermediazione si configura quindi come il titolare una posizione di controllo in senso giuridico sull’attività dell’ente per il quale opera, posizione cui si riconnettono obblighi di attivarsi in tal senso e una corrispondente responsabilità per omissione in caso di inadempimento di tali obblighi. Di conseguenza, non risponde ancora al vero quanto sostiene il ricorrente appellante, ovvero che tali poteri non gli sarebbero stati conferiti, dato che essi sono inerenti alla qualifica, a nulla rilevando per escludere la responsabilità che essi in concreto, per le più varie ragioni, non vengano esercitati. Sotto tale profilo, è irrilevante anche l’ulteriore deduzione del ricorrente appellante, per cui egli non si sarebbe mai ingerito nella gestione, dato che, ai fini di esercitare il controllo, egli avrebbe dovuto per lo meno prender conoscenza del relativo andamento.

3.4 Concludendo sul punto, quindi, il provvedimento impugnato ha correttamente ritenuto la responsabilità del ricorrente appellante per le irregolarità compiute nel corso della gestione sociale, ovvero per i mancati versamenti di cui si è detto in premesse, non contestati come fatti storici.

4. Risulta infondato anche il quarto motivo di appello, che critica come non prevista dalle norme la sanzione della radiazione che è stata applicata. In proposito, è sufficiente osservare come tale sanzione sia testualmente prevista dall’art. 62 comma 2 lettera a) numero 4 del regolamento 5/2006, per le condotte di “mancata rimessa alle imprese di somme percepite a titolo di premi assicurativi o indebita acquisizione di somme, destinate ai risarcimenti o ai pagamenti, dovute dalle imprese agli assicurati o ad altri aventi diritto”, come quelle per cui è causa. Il rilievo del ricorrente appellante, secondo il quale tale sanzione dovrebbe intendersi riferita ai soli casi di condotta commissiva, risulta infondato, sia perché non trova riscontro nel testo della norma, sia in base alla norma di principio dell’art. 40 comma 2 c.p. per cui “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.

5. Infondato da ultimo è anche il quinto motivo di appello, centrato sul presunto vizio della notifica degli atti del procedimento disciplinare, ovvero della contestazione di addebito e dell’avviso dell’adunanza del collegio di garanzia, che a dire della parte gli sarebbero stati comunicati ad un indirizzo diverso da quello di residenza.

In particolare, il ricorrente appellante sostiene che tali atti, spediti all’indirizzo di via Ingegnere 130 a Catania, corrispondente alla sua vecchia residenza, si sarebbero invece dovuti recapitare al nuovo indirizzo di Pedara, via Piano Ellera 4 (ricorso in appello, p. 31; ricorso di I grado, p. 4).

In proposito però occorre rilevare che il primo indirizzo corrisponde alla residenza dichiarata dall’interessato alla sua iscrizione al RUI (doc. 14 intimato appellato), e che ai sensi dell’art. 36 comma 1 lettera b) numero 3 del regolamento 5/2006 sussisteva un obbligo di comunicare la variazione, che non consta rispettato.

Sulle conseguenze dell’inadempimento di tale obbligo, si condivide quanto ampiamente motivato dal Giudice di I grado: si tratta in sintesi di una scelta della parte, che come tale non può andare a scapito dell’azione amministrativa.

Sull’effettività del cambio di residenza allegato dal ricorrente appellante, peraltro, sussistono dubbi perché -come rilevato dal Giudice di I grado a p. 10 della motivazione e non contestato in questa sede—– il 3 novembre 2011, in un atto del procedimento amministrativo posteriore al giorno 8 febbraio 2011 in cui la residenza sarebbe stata trasferita, il ricorrente appellante dichiarò di risiedere proprio in via Ingegnere 130 a Catania.

6. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano così come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello in epigrafe indicato (ricorso n.8701/2015 R.G.), lo respinge.

Condanna il ricorrente appellante Paolo ricorrente a rifondere alle controparti costituite le spese del grado, spese che liquida in € 3.000 (tremila/00) in favore dell’IVASS e ugualmente in € 3.000 (tremila/00) per la Unipol Sai, e così per complessivi € 6.000 (seimila/00), oltre accessori di legge, se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2018 con l’intervento dei magistrati:

Luciano Barra Caracciolo, Presidente

Vincenzo Lopilato, Consigliere

Marco Buricelli, Consigliere

Oreste Mario Caputo, Consigliere

Francesco Gambato Spisani, Consigliere, Estensore

 
 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Francesco Gambato Spisani Luciano Barra Caracciolo
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO

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