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Cassazione: legittima escussione della polizza definitiva per gravi inadempimenti contrattuali

E' pacifico che l'escussione della fideiussione cauzionale prestata dalle compagnia garante a garanzia degli obblighi assunti dall'esecutore con il contratto di appalto ha avuto luogo a seguito della risoluzione del rapporto in via autoritativa, disposta dall'Ente Ferrovie dello Stato a seguito del grave inadempimento della società appaltatrice, che aveva abbandonato il cantiere senza provvedere al completamento delle opere commissionate.

Corte di Cassazione, Sezione I civile, ordinanza numero 11189 del 9 maggio 2018

 

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il testo integrale dell'ordinanza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 11189 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: MERCOLINO GUIDO
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 3101/2013 R.G. proposto da
RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A., in persona dell’institore p.t. Vincenzo
Sica, rappresentata e difesa dall’Avv. Giovanni Previti, con domicilio eletto
in Roma, via Rodi, n. 32, presso lo studio dell’Avv. Gaetano Amoroso;

ricorrente

contro
ASSICURAZIONI GENERALI S.P.A., in persona dei legali rappresentanti p.t.
Giuliano Tessier e Paolo Bavaresco, rappresentata e difesa dall’Avv. Ales-
sandro Palmigiano, con domicilio eletto in Roma, via Cicerone, n. 49, presso
lo studio dell’Avv. Sveva Bernardini;
– con troricorrente –
e
S.M.E. IMPIANTI S.P.A.;
– intimata –
avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo n. 1231/12 depositata
Oe’h,
1,0L’
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Data pubblicazione: 09/05/2018
il 5 settembre 2012.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 3 ottobre 2017 dal
Consigliere Guido Mercolino.
FATTI DI CAUSA
ni Generali S.p.a., per sentirle condannare al pagamento della somma di Li-
re 172.000.000, a titolo di cauzione prestata con polizza fideiussoria del 10
ottobre 1995, a garanzia degli obblighi assunti dalla S.M.E. Perilli Impianti
S.p.a. con il contratto d’appalto stipulato il 21 novembre 1995, avente ad
oggetto la realizzazione di un impianto Acei e di altre opere nelle stazioni di
Megara della linea ferroviaria Messina-Siracusa e di Torre del Lauro e San
Giorgio della linea Palermo-Messina.
Premesso che la polizza prevedeva il pagamento a semplice richiesta,
con la rinuncia del fideiussore al beneficio della preventiva escussione ed al
termine di cui all’art. 1957 cod. civ., l’attore espose che con delibera del 2
febbraio 1998 era stata disposta la risoluzione del contratto di appalto per
grave inadempimento dell’impresa, che aveva fermato i lavori ed abbando-
nato il cantiere nonostante ripetuti ordini di servizio e formali diffide, ag-
giungendo di aver invitato la Compagnia assicuratrice a rimettere l’importo
della cauzione con note del 16 marzo 1998 e del 26 maggio 2000.
Si costituirono le Assicurazioni Generali ed eccepirono l’estinzione della
garanzia fideiussoria, chiedendo l’autorizzazione alla chiamata in causa della
SME Perilli, al fine di proporre domanda di rivalsa nei confronti della stessa.
Autorizzata la chiamata in causa, si costituì la SME Perilli, chiedendo il
rigetto della domanda ed opponendo, in subordine, la compensazione tra il
credito del committente e quello da essa vantato a titolo di corrispettivo per
le varianti realizzate.
1.1. Con sentenza del 17 aprile 2007, il Tribunale di Palermo accolse la
domanda, condannando le Assicurazioni Generali al pagamento della som-
ma di Euro 88.830,59, oltre interessi, e la SME Perilli a tenere indenne la
convenuta da quanto versato all’attrice.
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
1. L’Ente Ferrovie dello Stato S.p.a. convenne in giudizio le Assicurazio-
2. L’impugnazione proposta dalla SME Impianti S.p.a. (già SME Perilli)
nei confronti della Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. (già Ente Ferrovie dello
Stato) è stata accolta dalla Corte d’appello di Palermo, che con sentenza del
5 settembre 2012 ha accolto anche il gravame incidentale proposto dalle
Assicurazioni Generali, rigettando la domanda proposta dalla REI e condan-
nandola alla restituzione della somma versata in esecuzione della sentenza
La Corte ha ritenuto infatti fondata l’eccezione di estinzione della garan-
zia fideiussoria, sollevata dalle appellanti ai sensi dell’art. 5 della legge 10
dicembre 1981, n. 741, osservando che l’applicabilità del termine previsto
dal quarto comma di tale disposizione non era esclusa dall’intervenuta riso-
luzione del contratto per inadempimento dell’appaltatrice, né dalla mancata
effettuazione di un collaudo sia pure parziale dell’opera. Premesso che in-
combeva alla committente l’onere di provare che l’omissione o il ritardo del
collaudo e dell’approvazione del relativo certificato dipendevano da un fatto
imputabile all’impresa, e precisato che il predetto fatto deve consistere in
un evento riferibile all’impresa e tale da impedire o ostacolare lo svolgimen-
to delle operazioni di collaudo nei termini di legge, ha rilevato che tale prova
non era stata fornita, non essendo il predetto evento riconducibile alla man-
cata esecuzione integrale dei lavori, che non esclude la necessità di un col-
laudo sia pure parziale.
3. Avverso la predetta sentenza la REI ha proposto ricorso per cassazio-
ne, articolato in tre motivi. Le Assicurazioni Generali hanno resistito con
controricorso. La SME non ha svolto attività difensiva.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la viola-
zione e la falsa applicazione dell’art. 5 della legge n. 741 del 1981, censu-
rando la sentenza impugnata per aver ritenuto applicabile la predetta dispo-
sizione, nonostante la mancata ultimazione dei lavori per colpa dell’appalta-
trice, e la conseguente impossibilità di far luogo al collaudo. Premesso che
spetta all’appaltatore la prova di eventuali impedimenti specifici all’effettua-
zione del collaudo, afferma che tale prova non è necessaria nel caso in cui,
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
di primo grado.
come nella specie, la predetta impossibilità emerga chiaramente dal prov-
vedimento di rescissione in danno, in cui vengono specificate le inadem-
pienze dell’impresa. Precisato inoltre che, ai sensi della polizza fideiussoria,
la garanzia operava fino alla data di approvazione del certificato di collaudo,
sostiene che, ai sensi dell’art. 109
del r.d. 25 maggio 1895, n. 350, a tale
atto è subordinata anche la facoltà dell’appaltatore di agire per far valere il
1.1. In quanto volte a contestare l’applicabilità dell’orientamento giuri-
sprudenziale richiamato dalla Corte distrettuale a sostegno della decisione,
per ragioni collegate sia ai fatti accertati in giudizio che alle pattuizioni in-
tervenute tra le parti, le predette censure si sottraggono all’eccezione d’i-
nammissibilità sollevata dalla difesa della controricorrente sotto il duplice
profilo del difetto di corrispondenza con la dedotta violazione di legge e del-
la conformità della sentenza impugnata alla giurisprudenza di legittimità. La
denuncia dell’erronea riconduzione della vicenda ad una norma che non le si
addice, in quanto la disciplina dalla stessa dettata non è idonea a regolarla,
esula infatti dalla ricostruzione della fattispecie concreta, censurabile esclu-
sivamente per vizio di motivazione, implicando una ricognizione della fatti-
specie astratta e ponendo pertanto un problema interpretativo, la cui for-
mulazione, inquadrabile nell’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.
(cfr. Cass., Sez. Un., 18/01/2001, n. 5; Cass., Sez. III, 126/09/2005, n.
18782), non incorre nella preclusione stabilita dall’art. 360-bis n. 1 cod.
proc. civ., a meno che la questione, posta nei medesimi termini in relazione
ad un caso analogo, non sia stata già specificamente affrontata e risolta dal
Giudice di legittimità.
1.2. Il motivo è peraltro fondato.
E’ infatti pacifico che l’escussione della fideiussione cauzionale prestata
dalle Assicurazioni generali a garanzia degli obblighi assunti dalla SME Perilli
con il contratto di appalto ha avuto luogo a seguito della risoluzione del rap-
porto in via autoritativa, disposta dall’Ente Ferrovie dello Stato a seguito del
grave inadempimento della società appaltatrice, che aveva abbandonato il
cantiere senza provvedere al completamento delle opere commissionate.
Non può quindi trovare applicazione, nella specie, il consolidato orien-
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
diritto allo svincolo delle garanzie.
tamento della giurisprudenza di legittimità, richiamato dalla sentenza impu-
gnata, secondo cui, in tema di appalto di opere pubbliche, il fatto imputabile
all’impresa, che ai sensi dell’art. 5 della legge n. 741 del 1981 impedisce
l’estinzione delle garanzie (conseguente, altrimenti, ipso iure all’omissione
ma anche al semplice ritardo del collaudo) non può consistere in meri vizi o
difetti dell’opera, accertabili in sede di collaudo e rilevanti esclusivamente ai
deve tradursi in una condotta o in un evento, comunque riferibile all’impre-
sa, tale da impedire od ostacolare specificamente lo svolgimento delle ope-
razioni di collaudo nel termine previsto dalla legge (cfr. Cass., Sez. VI,
27/03/2012, n. 4915; Cass., Sez. III, 13/02/2002, n. 2069; Cass., Sez. I,
5/06/2001, n. 7596). La gravità dell’inadempimento contestato alla società
appaltatrice, consistente nell’interruzione ingiustificata dell’esecuzione dei
lavori e tale da legittimare l’esercizio da parte della stazione appaltante del
potere di rescindere unilateralmente il rapporto, ai sensi dell’art. 340 della
legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F, fa invece apparire maggiormente per-
tinente alla fattispecie in esame il principio di diritto, enunciato da una più
recente pronuncia, secondo cui l’estinzione delle garanzie, ordinariamente
ricollegabile in via automatica all’omissione o al ritardo nell’effettuazione
delle operazioni di collaudo, può essere impedita anche da una condotta i-
nadempiente dell’impresa, tale da indurre la stazione appaltante a porre fi-
ne al rapporto contrattuale mediante l’attivazione dei poteri ufficiosi di riso-
luzione anticipata del rapporto, e quindi da rendere impossibile il completa-
mento delle opere, con la conseguenza che queste ultime non possono es-
sere, per definizione, oggetto di collaudo nel termine di legge. Si è infatti
osservato che un’interpretazione della norma in esame volta ad includere
nella nozione di fatto estintivo fattispecie come quella in esame, in cui la
mancata effettuazione del collaudo dipende in definitiva dal comportamento
non diligente o non corretto dell’impresa appaltatrice dei lavori, accertabile
indipendentemente da una formale constatazione in contraddittorio tra le
parti, consentirebbe alla parte inadempiente di trarre beneficio dalla propria
condotta contraria agli obblighi derivanti dal contratto, fino ad escludere la
stessa operatività della garanzia, rilasciata proprio al fine di tutelare la sta-
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
fini della responsabilità dell’appaltatore, fatta salva dal medesimo art. 5, ma
zione appaltante dai fatti dannosi ascrivibili all’impresa (cfr. Cass., Sez. I,
21/12/2015, n. 25674).
2. In applicazione di tale principio, che il Collegio condivide ed intende
ribadire anche in questa sede, la sentenza impugnata va pertanto cassata,
restando assorbiti gli altri due motivi di ricorso, con cui la ricorrente ha de-
dotto rispettivamente l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione
zione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ., censurando la sentenza impugnata
per aver omesso di valutare l’espressa rinuncia della Compagnia assicuratri-
ce a proporre qualsiasi eccezione e per aver dichiarato compensate tra le
parti le spese processuali.
La causa va conseguentemente rinviata alla Corte d’Appello di Palermo,
che provvederà, in diversa composizione, anche al regolamento delle spese
del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia alla Corte di appello
di Palermo, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle
spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 3/10/2017
Il
Il Funzionario Giudi
Dott.ssa Fabricia BA
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
circa un punto decisivo della controversia e la violazione e la falsa applica-

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