lunedì , 21 maggio 2018

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Cassazione: la polizza fideiussoria non richiede affatto la sottoscrizione anche del terzo (la regione) ai fini del suo perfezionamento tra le parti

Il contratto resta così funzionalmente caratterizzato dall'assunzione dell'impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione – o anche, come nella specie, un0 consorzio fidi - (promittente), di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente

Corte di Cassazione, Sezione I civile, ordinanza numero 10808 del 4 maggio 2018

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il testo integrale dell'ordinanza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 10808 Anno 2018
Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA
Relatore: TERRUSI FRANCESCO
sul ricorso 7615/2013 proposto da:
Fallimento Cofiart – Societa’ Cooperativa di Garanzia Fidi tra piccole
e medie Imprese S.c.a.r.I., in persona del curatore dott. Longobardi
Gerardo, elettivamente domiciliato in Roma, Via Filippo Corridoni
n.25, presso lo studio dell’avvocato Gratteri Luca, che lo
rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;
-ricorrente –
contro
Regione Piemonte, in persona del Presidente pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Ciro Menotti n.1, presso lo
studio dell’avvocato Cocconi Giovanni, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Scollo Giovanna, giusta procura a margine
del controricorso;
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Data pubblicazione: 04/05/2018
-controricorrente –
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositato il
11/02/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
Rilevato che:
il giudice delegato al fallimento di Cofiart Consorzio Fidi s.c.a.r.l. (d’ora in
avanti solo Cofiart) respingeva la domanda di insinuazione avanzata dalla
regione Piemonte in base a una fideiussione che era stata concessa, in
favore di essa regione, alla debitrice Castello S. Giuseppe s.r.l.;
l’esclusione veniva motivata previa condivisione di quanto eccepito dal
curatore, vale a dire che la polizza fideiussoria non poteva dirsi perfezionata
poiché l’originale non era stato sottoscritto dall’ente beneficiario;
il tribunale di Roma, con decreto in data 11-2-2013, ha accolto l’opposizione
della regione, non condividendo l’assunto circa la necessità di una tale
sottoscrizione, atteso che l’obbligazione atteneva al rapporto tra debitore e
fideiussore (la regione essendo terzo beneficiario), e il tenore del contratto
non consentiva di affermare che le parti avessero voluto stipulare una
convenzione trilaterale;
il tribunale ha poi disatteso l’eccezione, che la curatela aveva ulteriormente
prospettato in quella sede, di scadenza della garanzia, poiché l’art. 6 delle
condizioni generali di polizza aveva legato la detta scadenza a quella
dell’obbligazione principale, come dovevasi trarre da quanto specificato
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
14/02/2018 dal cons. TERRUSI FRANCESCO.
nell’appendice al contratto, a integrazione del testo originario e con
prevalenza rispetto a questo;
avverso il decreto, non notificato, ha proposto ricorso la curatela
fallimentare, deducendo due motivi attinenti alla violazione e falsa
nello specifico: (i) col primo motivo, la curatela denunzia la violazione della
regola di interpretazione letterale e sistematica della clausola recata nell’art.
2 del contratto, che avrebbe imposto la sottoscrizione anche della regione a
scopo di perfezionamento della garanzia; (ii) col secondo motivo, denunzia
la violazione della regola di interpretazione letterale della clausola recata
nell’art. 6 del contratto, che aveva previsto che la garanzia avesse “validità
da 9 giugno 2009 all’8 giugno 2010” e che in nessun modo aveva legato la
validità dell’obbligazione di garanzia a quella dell’obbligazione principale;
la regione ha resistito con controricorso.
Considerato che:
il primo motivo è manifestamente infondato nel presupposto giuridico;
risulta dal ricorso (pag. 3) che la convenzione in esame era stata dalla
stessa curatela qualificata come “polizza fideiussoria”;
la polizza fideiussoria è un negozio che, sotto il profilo genetico, si distingue
sia perché necessariamente oneroso (e tale era quello in esame: v. ricorso,
pag. 11), sia perché stipulato non tra il fideiussore e il creditore, ma dal
debitore principale su richiesta e in favore di un beneficiario creditore
principale;
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
applicazione degli artt. 1362 e seg. cod. civ.;
per quanto normalmente praticato nel contesto di rapporti d’appalto, tale
schema ben può essere adattato a distinte fattispecie, come quella in
esame: ciò che conta è che un tale negozio di garanzia è strutturalmente
articolato secondo lo schema del contratto a favore di terzo, il quale terzo
il contratto resta così funzionalmente caratterizzato dall’assunzione
dell’impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione – o
anche, come nella specie, un0 consorzio fidi – (promittente), di pagare un
determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di
inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente (v. Cass. Sez.
U n. 3947-10);
l’affermazione del tribunale di Roma, secondo cui il contratto non richiedeva
affatto la sottoscrizione anche del terzo (la regione) ai fini del suo
perfezionamento tra le parti (il debitore principale Castello S. Giuseppe e il
fideiussore Cofiart), è dunque giuridicamente ineccepibile, visto che la
curatela medesima assume, nelle premesse del suo ricorso, che la Castello
S. Giuseppe “aveva stipulato con la Cofiart (..) la fideiussione – in favore
della regione Piemonte e nel proprio interesse (..) “, avendo instaurato un
giudizio di opposizione alla revoca di un beneficio regionale e al fine di
evitare l’esecuzione del provvedimento impugnato;
il secondo motivo è inammissibile;
il tribunale ha affermato che l’art. 6 delle condizioni generali legava la
scadenza dell’obbligazione accessoria a quella dell’obbligazione principale e
che il principio era stato ribadito nell’appendice al contratto, visto che tale
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
non è parte né formale né sostanziale del rapporto;
appendice aveva subordinato l’efficacia della garanzia all’avveramento della
condizione sospensiva determinata dalla pronuncia del tribunale di Torino in
ordine alla legittimità o meno della revoca del contributo regionale; tale
sentenza era sopravvenuta nelle more del fallimento;
criterio di interpretazione letterale della clausola originaria (“la presente
garanzia ha validità dal 9 giugno 2009 al 8 giugno 2010”);
tuttavia la ricorrente non tiene conto della ratio decidendi per cui quella
clausola doveva essere interpretata alla luce di quanto poi stabilito in
appendice (“la garanzia ha validità dalla data del suo rilascio e la sua
efficacia è sospensivamente condizionata alla pronuncia della sentenza di
primo grado del Tribunale che deciderà in ordine alla legittimità del
provvedimento di revoca del contributo regionale”), con testo integrativo e
prevalente su quello originario;
è in ciò evidente il legittimo riferimento del tribunale al criterio dettato
dall’art. 1363 cod. civ.;
per tale via il motivo si rivela dunque inammissibile perché non calibrato
sulla ratio della decisione;
un’ulteriore critica la ricorrente muove al tribunale: di non aver considerato
che la clausola di cui all’appendice non poteva ritenersi integrativa di quella
iniziale, né prevalente sul chiaro significato di questa, poiché la prima era
diretta a stabilire la validità dell’atto, mentre la seconda rifluiva sulla sola
sua efficacia;
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
la ricorrente sostiene che così decidendo il giudice a quo avrebbe infranto il
anche per questa parte la censura è inammissibile, poiché non risultano
dedotte violazioni di canoni normativi di ermeneutica contrattuale: la
censura è invero tesa a confutare direttamente la valutazione di merito, che
postulava la ricostruzione della volontà delle parti in relazione al contenuto
attribuzione – infine – del senso risultante dal complesso dell’atto;
una simile ricostruzione importa indagini e valutazioni di fatto affidate al
potere discrezionale del giudice del merito, non sindacabili in sede di
legittimità;
le spese processuali seguono la soccombenza.
p.q. m.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese
processuali, che liquida in euro 5.600,00, di cui euro 200,00 per esborsi,
oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso.
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile,
addì 14 febbraio 2018.
Funzionari,; Giudiia io
Dott.ssa Fahriz,414R VE
Il P
si dente
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Corte di Cassazione – copia non ufficiale
delle ripetute clausole, dal tribunale intese l’una per mezzo dell’altra con

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