mercoledì , 17 Agosto 2022

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al di fuori dei casi in cui il margine positivo per l’impresa risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l’offerta deve essere considerata anomala

poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell'attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l'impresa stessa dall'essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico

Nel caso in questione l’utile di impresa è stato calcolato in una percentuale già di per sé significativa.

Tuttavia controinteressata , sempre nelle proprie giustificazioni, ha precisato qual è il vantaggio, al di là dell’utile in senso stretto, di aggiudicarsi l’appalto in parola; esso consiste nell’ampliare la propria clientela e nell’apportare ulteriori economie di scala alla filiale aziendale di Chieti, dove sono presenti diverse figure di coordinamento che sovraintenderanno alla corretta esecuzione del servizio.vizio di manutenzione quindi è illegittima e pertanto va annullata.

il procedimento di verifica dell’anomalia non ha carattere sanzionatorio e non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, mirando, piuttosto, ad accertare se l’offerta, nel suo complesso e in concreto, sia attendibile ed affidabile rispetto al fine da raggiungere. Il giudizio sull’anomalia, reso dall’Amministrazione in sede di gara, costituisce espressione paradigmatica di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopiche illegittimità, quali errori di valutazione gravi ed evidenti, oppure valutazioni abnormi o inficiate da errori di fatto. Di conseguenza, il giudice amministrativo non può eseguire una autonoma verifica di congruità dell’offerta nel suo complesso e delle singole voci che la compongono, poiché ciò costituirebbe un’inammissibile invasione della sfera propria dell’Amministrazione (cfr. ex plurimis, Cons. Stato, Ad. Plen., 29 novembre 2012, n. 36; Sez. VI, 21 novembre 2016, n. 4888; Sez. V, 2 dicembre 2015, n. 5450; id. 29 ottobre 2014, n. 5377; 5 settembre 2014, n. 4516; 15 aprile 2013, n. 2063; 30 maggio 2013, n. 2956; 18 febbraio 2013, n. 973; TAR Toscana, Sez. I, 31 marzo 2017, n. 482).

Il giudizio, che conclude il sub procedimento di verifica delle offerte anomale ha, quindi, natura globale e sintetica sulla serietà o meno dell’offerta nel suo insieme e, conseguentemente, la relativa motivazione deve essere rigorosa in caso di esito negativo; al contrario, la positiva valutazione di congruità della presunta offerta anomala è sufficientemente espressa anche con eventuale motivazione per relationem alle giustificazioni rese dall’impresa offerente (Cons. stato, sez. V, 27 luglio 2017, n. 3702, 16 maggio 2017, n. 2319 e 21 febbraio 2017, n. 789; sez. III, 26 aprile 2017, n. 1922).

tratto dalla sentenza numero 865 del 17 novembre 2017 pronunciata dal Tar Marche, Ancona

Pubblicato il 17/11/2017

N. 00865/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00427/2017 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 427 del 2017, proposto da:
ricorrente Service s.r.l., in proprio e in qualità di capogruppo mandataria del RTI costituendo con ricorrente 2 soc. coop. a r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Martinez e Davide Moscuzza, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Francesco Cesaroni in Ancona, largo San Cosma, 3;

contro

Comune di Ancona, in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo Demetrio Sgrignuoli, con domicilio eletto presso il suo studio in Ancona, largo XXIV Maggio, 1;

nei confronti di

controinteressata s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Vito Aurelio Pappalepore, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria Tar Marche in Ancona, via della Loggia, 24;

per l’annullamento

– della determinazione dirigenziale n. 1556 in data 11 luglio 2017 – comunicata alla società ricorrente con nota in data 2 agosto 2017, prot. n. 115688 – concernente l’aggiudicazione definitiva a controinteressata s.p.a. (ora controinteressata s.r.l.) della “procedura aperta per l’affidamento in appalto del servizio di ristorazione scolastica comunale anno 2017” (CIG 6783454B51);

– di tutti gli atti e verbali di gara e in particolare: del verbale n. 2 di valutazione tecnica del 9 febbraio 2017 (allegato al verbale n. 4 di seduta pubblica del 15 febbraio 2017), nella parte in cui la Commissione giudicatrice, ad esito della valutazione dell’offerta di controinteressata relativamente al subcriterio A.1 di valutazione, non ha disposto l’esclusione dell’offerta dalla gara; del verbale di valutazione dell’offerta potenzialmente anomala del 27 marzo 2017, che ha ritenuto attendibile e “non potenzialmente anomala” l’offerta di controinteressata , e del successivo verbale di seduta pubblica n. 7 del 30 marzo 2017 che ha recepito il suddetto verbale del 27 marzo 2017, confermando la graduatoria;

– di tutti gli atti e provvedimenti comunque connessi ai provvedimenti impugnati;

nonché

per la dichiarazione di inefficacia del contratto, se stipulato nelle more del giudizio, e per la condanna della resistente al risarcimento del danno da pronunciarsi nella forma della reintegrazione in forma specifica, mediante l’aggiudicazione dell’appalto e l’affidamento dell’esecuzione del servizio e/o dell’eventuale subentro in corso, trattandosi di contratto di durata.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Ancona e di controinteressata s.r.l.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 ottobre 2017 la dott.ssa Simona De Mattia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

I. Con bando pubblicato in GUUE il 12 ottobre 2016 ed in GURI il 19 ottobre 2016, rettificato con determinazione dirigenziale n. 2327 del 10 novembre 2016, il Comune di Ancona ha indetto una procedura aperta per l’affidamento in appalto del servizio di ristorazione scolastica comunale destinato a scuole dell’infanzia, scuole primarie, sezioni primavera, sezioni di asili nido ed al personale docente avente diritto, per la durata di dieci mesi.

Il criterio di aggiudicazione prescelto era quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo ex art. 95, comma 2, del d.lgs. n. 50 del 2016, con attribuzione di ottanta punti massimi per la qualità e di venti per il prezzo.

Presentavano un’offerta il RTI costituendo formato dalla mandataria ricorrente Service s.r.l. e dalla ricorrente 2 soc. coop. a r.l., la società controinteressata s.p.a. e la società New Generation s.r.l., quest’ultima esclusa per irregolarità amministrative.

All’esito della valutazione delle offerte tecniche ed economiche la società controinteressata s.p.a. aveva ottenuto 79,93 punti totali e il RTI ricorrente – ricorrente 2 76,55 punti totali.

La stazione appaltante comunicava, quindi, l’avvio del subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta risultata vincitrice ai sensi dell’art. 97, comma 6, del d.lgs. n. 50 del 2016 e richiedeva a controinteressata s.p.a. le giustificazioni a supporto della propria offerta. La concorrente rispondeva con una nota, trasmessa il 20 marzo 2017 e rettificata in pari data, che la commissione giudicatrice riteneva idonea a dimostrare la serietà e l’attendibilità dell’offerta nella sua globalità.

Con determinazione n. 1556 dell’11 luglio 2017 il Comune aggiudicava definitivamente l’appalto alla società controinteressata fissando il termine per la stipula in data 6 settembre 2017.

Di qui il presente ricorso, con cui ricorrente Service s.r.l., in proprio e in qualità di capogruppo mandataria del RTI costituendo con ricorrente 2 soc. coop. a r.l., agisce per l’annullamento dei provvedimenti in epigrafe indicati, nonché per la dichiarazione di inefficacia del contratto, ove stipulato, e per la condanna della resistente al risarcimento del danno da pronunciarsi nella forma della reintegrazione in forma specifica, mediante l’aggiudicazione dell’appalto e l’affidamento dell’esecuzione del servizio anche attraverso il subentro, trattandosi di un contratto di durata.

A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi di illegittimità:

– violazione degli artt. 1, 5, 10, 12 e 15 del capitolato di gara e delle tabelle nutrizionali ad esso allegate, delle linee di indirizzo nazionali per la ristorazione scolastica del Ministero della Salute, dell’art. 10.2, sub criterio A.1 (pag.10) del disciplinare di gara, degli artt. 68 e 83, commi 8 e 9, del d.lgs. n. 50 del 2016 nonché dell’allegato XIII al codice dei contratti pubblici. Lamenta, inoltre, la lesione della par condicio tra i partecipanti alla gara e l’eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto e per carenza di istruttoria. L’offerta di controinteressata , infatti, contravverrebbe ai requisiti minimi essenziali per l’esecuzione del servizio previsti nel sub criterio di valutazione A.1 rubricato “Processo produttivo, trasporto distribuzione dei pasti”, sicché la Commissione avrebbe errato nell’assegnare all’offerta un punteggio di 4,80 dodicesimi, atteso che avrebbe dovuto invece escluderla dalla gara; ciò in considerazione delle serie criticità riferibili al progetto di controinteressata , evidenziate dalla stessa Amministrazione nel verbale n. 2 del 9 febbraio 2017, consistenti in diverse violazioni delle prescrizioni tecniche del capitolato individuanti i requisiti essenziali di partecipazione, necessari e funzionali a garantire l’esecuzione del servizio secondo standard minimi di qualità e, come tali, non modificabili da parte dei concorrenti;

– violazione dell’art. 97, comma 6, del d.lgs. 50 del 2016; eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, travisamento dei presupposti di fatto, violazione del principio di concorrenza e del divieto di dumping, ingiustizia e illogicità manifeste. In particolare, sostiene la ricorrente che controinteressata avrebbe dovuto essere esclusa per avere presentato un’offerta palesemente anomala e in perdita, sia con riferimento all’omessa indicazione dei costi di ammortamento di tutti gli automezzi che avrebbe acquistato per l’effettuazione del servizio, sia per avere sottostimato il costo delle derrate per le merende, quantificandolo in soli € 0,20 al pezzo, oltretutto senza fornire alcuna giustificazione al riguardo. Su tale ultimo aspetto ricorrente osserva che l’offerta risulterebbe oggettivamente anomala e insostenibile, tenuto conto della qualità e della tipologia dei prodotti per le merende richiesti (che devono essere biologici e quindi notoriamente più costosi); ciò troverebbe conferma anche dal confronto con la spesa sostenuta per lo stesso prodotto dalla ricorrente nell’ambito della precedente gestione del servizio, a fronte di lex specialis identiche sul punto (anzi, la lex specialis relativa alla fornitura da appaltare oggi risulterebbe, per certi versi, ancor più esigente ed onerosa).

I.1. Si è costituita in giudizio controinteressata s.r.l. per resistere al ricorso. In particolare, in merito al primo motivo, essa sostiene che nella gara in oggetto tutta l’attività di approvvigionamento delle derrate e dei prodotti da utilizzare nella preparazione dei pasti è a carico del Comune; pertanto, contesta le censure della controparte con riguardo all’utilizzo di sostanze alimentari non consentite, quali l’olio di arachidi e il glutammato. Ad ogni modo, da una attenta lettura incrociata e combinata delle disposizioni del capitolato e dell’offerta tecnica di controinteressata si evincerebbe che il riferimento all’impiego di prodotti e di modalità non consentite sarebbe il frutto di meri refusi derivanti dall’utilizzo del testo di progetti tecnici relativi ad altre gare non corretti in fase di collazione.

Sotto altro profilo, la controinteressata espone che la propria offerta tecnica prevede l’utilizzo di entrambe le tipologie di stoviglie, monouso e lavabili e che, contrariamente a quanto ex adverso opinato, la fornitura di stoviglieria lavabile non risulta posta come inderogabile, trattandosi, al più, di mera condizione minima che, proprio perché tale, presupponeva la possibilità di proposte migliorative.

In merito al secondo motivo, eccepisce che il giudizio di anomalia è sottoposto ad un limitato sindacato giurisdizionale, essendo rimessa, la valutazione dell’offerta, alla sola discrezionalità dell’organo valutativo. Ad ogni modo, controinteressata sostiene di aver adeguatamente giustificato le voci di costo contestate dalla ricorrente.

Essa, pertanto, conclude per il rigetto della domanda sia in via cautelare che di merito.

I.2. Con decreto monocratico dell’11 agosto 2017 n. 193 è stata accolta la domanda di sospensione dei provvedimenti impugnati fino alla camera di consiglio del 13 settembre 2017, mentre con successivo decreto del 14 agosto 2017 n. 194 è stata respinta l’istanza di revoca o di modifica della misura cautelare disposta, presentata dalla società controinteressata s.r.l. in data 12 agosto 2017.

I.3. Il Comune di Ancona, costituito in giudizio, difende l’operato della stazione appaltante e chiede il rigetto del ricorso avversario e la condanna della parte ricorrente alle spese di lite.

I.4. All’udienza camerale del 13 settembre 2017, fissata per la trattazione della domanda cautelare contenuta in ricorso, il Tribunale ha ritenuto opportuno rinviare alla sede di merito ogni approfondimento, per la cui trattazione ha fissato l’udienza pubblica dell’11 ottobre 2017 (cfr. ordinanza n. 227 del 2017), all’esito della quale, sulle conclusioni delle parti, la causa è stata posta in decisione.

II. Il Collegio reputa il ricorso infondato e da respingere per le ragioni che si vanno ad illustrare.

II.1. Con riferimento alle censure contenute nel primo motivo si osserva che, per principio giurisprudenziale pacifico, le difformità dell’offerta tecnica che rivelano l’inadeguatezza del progetto proposto dall’impresa offerente rispetto ai requisiti minimi previsti dalla stazione appaltante per il contratto da affidare legittimano l’esclusione dalla gara e non già la mera penalizzazione dell’offerta nell’attribuzione del punteggio, perché determinano la mancanza di un elemento essenziale per la formazione dell’accordo necessario per la stipula del contratto (Cons. Stato, Sez. III, 26 aprile 2017, n. 1926, 21 ottobre 2015, n. 4804, 1° luglio 2015, n. 3275; Sez. V, 5 maggio 2016, n. 1809, 17 febbraio 2016, n. 633 e 23 settembre 2015, n. 4460). Neppure sussiste in capo all’Amministrazione l’obbligo di esercitare il soccorso istruttorio a fronte di un’offerta tecnica carente, in radice, di un essenziale requisito rilevante ai fini dell’esclusione (ex multis, Cons. Stato, Sez. III, 26 febbraio 2016, n. 801).

Da tanto si ricava, anche per l’esigenza di conciliare i suesposti principi con il generale principio del favor partecipationis, avente come corollario quello dalla tassatività delle cause di esclusione, che, perché una concorrente possa essere esclusa dalla gara, le difformità dell’offerta tecnica da essa proposta rispetto alle prescrizioni della lex specialis debbono essere tali da determinare l’inadeguatezza del progetto complessivo, nel senso che quest’ultimo deve non rispettare i requisiti minimi ritenuti essenziali dalla stazione appaltante proprio al fine di garantire la corretta esecuzione dell’appalto.

Ad avviso del Collegio, nel caso in esame, nonostante le riscontrate criticità nel progetto tecnico di controinteressata , tali da aver indotto la Commissione di gara ad attribuire un punteggio fortemente penalizzante alla concorrente con riferimento al sub criterio di valutazione A1 (“Processo produttivo, trasporto e distribuzione dei pasti”), detto progetto non può dirsi per ciò stesso inadeguato.

Quanto sopra innanzitutto partendo, come pure sostenuto dalla controinteressata nelle proprie memorie, dall’oggetto dell’appalto per come individuato all’art. 1 del capitolato; esso consiste in una serie di prestazioni che l’affidatario deve porre in essere, quali la preparazione, la consegna e la somministrazione dei pasti, la preparazione delle merende e l’effettuazione di taluni servizi ausiliari. Con particolare riferimento alla fase di preparazione dei pasti, l’art. 1, punto 1, del capitolato, a differenza di quanto stabilito nel successivo punto 3 con riguardo alla preparazione delle merende, prevede la sola attività di “stoccaggio derrate alimentari, preparazione, cottura e confezionamento dei pasti giornalieri…” e non anche quella di acquisto, fornitura e approvvigionamento delle stesse. Quanto, poi, alle modalità di ricevimento e stoccaggio delle derrate, esse sono minuziosamente descritte all’art. 5, punti da 1 a 5, del medesimo capitolato, da cui si evince che le stesse verranno fornite direttamente dal Comune con propri fornitori, con l’onere, in capo agli operatori, di effettuare ogni volta il controllo di conformità tra l’ordine compilato e i prodotti consegnati, nonché tra questi ultimi e le indicazioni contenute nelle schede prodotto date in dotazione all’appaltatore prima dell’inizio del servizio. Un ulteriore controllo delle derrate è poi previsto prima del loro utilizzo (art. 5, punto 13, del capitolato).

Pertanto, a meno di non voler ritenere che controinteressata provvederà, per la preparazione dei pasti, ad acquistare in proprio e a proprie spese prodotti vietati, quali, ad esempio, oli diversi da quello extra vergine di oliva (cosa che appare alquanto inverosimile, non essendovi peraltro alcun interesse economico della società che giustifichi una tale violazione), bisogna ritenere che la stessa, alle condizioni imposte dalla lex specialis, non potrà che adoperare prodotti ad essa conformi, nonché conformi alle Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica predisposte dal Ministero della Salute e recepite dalla Regione Marche con DGR n. 1762 del 2010 (art. 5, punto 25) e alle tabelle nutrizionali validate dal SIAN locale (art. 5, punto 23), dallo stesso capitolato richiamate.

Ciò consente di ritenere, in un’ottica più sostanzialista, che le riscontrate criticità o imprecisioni nel progetto tecnico di controinteressata (in particolare per quel che attiene ai riferimenti all’utilizzo di glutammato ovvero alla frittura come tecnica di cottura), che hanno determinato l’abbassamento del punteggio in relazione al sub criterio di riferimento, non siano tuttavia tali da comportare la completa inadeguatezza del progetto stesso, anche alla luce di una lettura completa e sistematica di esso.

Ed invero, a pagina 1 del progetto tecnico di controinteressata si legge che la stessa “così come richiesto da codesta Spett.le Stazione Appaltante, non si occuperà dell’approvvigionamento delle derrate per il pasto…”; inoltre, pur facendosi riferimento, a pagina 3 del progetto, all’utilizzo di fritture, alla successiva pagina 4, nella descrizione della modalità di cottura della frittura a termoconvezione, si esclude la frittura per immersione quale tecnica di cottura delle cotolette; per quanto invece attiene al riferimento all’utilizzo dell’olio di arachide per ungere queste ultime prima della cottura in forno, valgono le medesime considerazioni innanzi svolte in merito alla concreta possibilità di adoperare unicamente prodotti forniti dal Comune.

II.2. Sotto altro profilo, la menzionata eventualità di anticipare al giorno prima talune preparazioni (pagina 3 del progetto tecnico di controinteressata ) non si pone di per sé in contrasto con il capitolato, atteso che quest’ultimo non vieta tale possibilità in assoluto, ma la consente a condizione che detta procedura sia preventivamente concordata con il Comune (art. 5, punto 12); il progetto, peraltro, si limita a dire quali preparazioni si potrebbero, in astratto, effettuare il giorno prima, ma non dice che ciò avverrà sistematicamente.

II.3. Infine, in merito alla contestazione secondo cui l’offerta di controinteressata prevedrebbe l’utilizzo indifferentemente di posateria pluriuso e monouso, come si evincerebbe a pagina 11 del progetto proposto, si osserva che, sempre procedendo ad una lettura complessiva di esso unitamente alle giustificazioni presentate in data 17 marzo 2017, l’affermazione della ricorrente è smentita per tabulas. Ed invero, il fatto che nella descrizione delle modalità di sgombero e di pulizia dei tavoli da parte di controinteressata sia previsto il ritiro delle posate e della stoviglieria monouso non implica necessariamente l’utilizzo prevalente e/o quotidiano di quest’ultima; nel progetto, infatti, alla stessa pagina 11, viene precisato che l’utilizzo di stoviglie biodegradabili è limitato alle situazioni di emergenza, mentre a pagina 8 delle giustificazioni rese in sede di verifica dell’anomalia controinteressata ha quantificato in € 9.000,00 il costo per materiale di consumo, che “rappresenta l’incidenza del materiale a perdere, atteso che il servizio è erogato con materiale pluriuso”.

Inoltre, nel piano di sanificazione predisposto dall’aggiudicataria in allegato al paragrafo B.2. dell’offerta, si prevede, alla pagina 1, la pulizia giornaliera di coltelli, posate e utensili da cucina, al che si ricava che di essi è previsto un utilizzo quotidiano.

In conclusione, il primo motivo di ricorso è privo di fondamento.

III. Del pari infondato è il secondo motivo.

In punto di diritto l’odierno Collegio non intravede ragioni per discostarsi dai principi applicati dalla prevalente giurisprudenza e da questo stesso Tribunale in precedenti analoghi recenti (cfr. TAR Marche, 3 luglio 2017, n. 578; 2 gennaio 2017, n. 2), secondo i quali il procedimento di verifica dell’anomalia non ha carattere sanzionatorio e non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, mirando, piuttosto, ad accertare se l’offerta, nel suo complesso e in concreto, sia attendibile ed affidabile rispetto al fine da raggiungere. Il giudizio sull’anomalia, reso dall’Amministrazione in sede di gara, costituisce espressione paradigmatica di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopiche illegittimità, quali errori di valutazione gravi ed evidenti, oppure valutazioni abnormi o inficiate da errori di fatto. Di conseguenza, il giudice amministrativo non può eseguire una autonoma verifica di congruità dell’offerta nel suo complesso e delle singole voci che la compongono, poiché ciò costituirebbe un’inammissibile invasione della sfera propria dell’Amministrazione (cfr. ex plurimis, Cons. Stato, Ad. Plen., 29 novembre 2012, n. 36; Sez. VI, 21 novembre 2016, n. 4888; Sez. V, 2 dicembre 2015, n. 5450; id. 29 ottobre 2014, n. 5377; 5 settembre 2014, n. 4516; 15 aprile 2013, n. 2063; 30 maggio 2013, n. 2956; 18 febbraio 2013, n. 973; TAR Toscana, Sez. I, 31 marzo 2017, n. 482).

Il giudizio, che conclude il sub procedimento di verifica delle offerte anomale ha, quindi, natura globale e sintetica sulla serietà o meno dell’offerta nel suo insieme e, conseguentemente, la relativa motivazione deve essere rigorosa in caso di esito negativo; al contrario, la positiva valutazione di congruità della presunta offerta anomala è sufficientemente espressa anche con eventuale motivazione per relationem alle giustificazioni rese dall’impresa offerente (Cons. stato, sez. V, 27 luglio 2017, n. 3702, 16 maggio 2017, n. 2319 e 21 febbraio 2017, n. 789; sez. III, 26 aprile 2017, n. 1922).

Nel caso in esame va innanzitutto osservato che le censure riguardano singole voci che compongono l’offerta (due in particolare, il costo delle merendine e il costo di ammortamento dei mezzi di trasporto acquistati dall’aggiudicataria), senza che tuttavia la ricorrente abbia specificato, attraverso un quadro economico generale, le relative ripercussioni sull’offerta complessiva, al fine di dimostrare la sua pretesa insostenibilità.

Ad ogni modo, anche analizzando ciascuna delle criticità qui denunciate, risulta che esse non sussistono alla luce delle giustificazioni addotte dalla controinteressata.

In primo luogo si evidenzia che l’aggiudicataria, nell’effettuare la stima del costo del lavoro, non ha tenuto conto, in via prudenziale, delle probabili economie di gestione dovute al subentro nel gestore uscente del servizio (sul punto per brevità si rimanda alle pagine 3 e 7 delle giustificazioni del 17 marzo 2017), il che già consentirebbe, unitamente all’importo preventivato per le spese generali, di compensare eventuali maggiori costi relativi ad altre voci dell’offerta.

A ciò aggiungasi che, come è noto, al di fuori dei casi in cui il margine positivo per l’impresa risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l’offerta deve essere considerata anomala, poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell’attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l’impresa stessa dall’essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico. Nel caso in questione l’utile di impresa è stato calcolato in una percentuale già di per sé significativa. Tuttavia controinteressata , sempre nelle proprie giustificazioni, ha precisato qual è il vantaggio, al di là dell’utile in senso stretto, di aggiudicarsi l’appalto in parola; esso consiste nell’ampliare la propria clientela e nell’apportare ulteriori economie di scala alla filiale aziendale di Chieti, dove sono presenti diverse figure di coordinamento che sovraintenderanno alla corretta esecuzione del servizio.

Ciò posto, entrando nel dettaglio delle singole voci di costo contestate da ricorrente, si osserva che:

– dall’esame e dal raffronto della documentazione agli atti (in particolare, prospetti e fatture depositati da controinteressata in data 15 settembre 2017 e documenti prodotti dal Comune in data 8 settembre 2017) si evince che il costo unitario delle merende indicato dall’aggiudicataria in € 0,20 è del tutto attendibile (si precisa che detto costo unitario scaturisce dalla media dei costi giornalieri e settimanali, variando le merende tra frutta fresca di stagione, yogurt, cracker, biscotti, fette biscottate con miele, ecc., che, di base, hanno costi diversi, l’uno consentendo di compensare il maggior peso dell’altro), così come non può escludersi che controinteressata riesca ad offrire prezzi competitivi in ragione della sua posizione solida e qualificata sul mercato e nel settore;

– l’aggiudicataria ha giustificato, con riferimento ai mezzi di trasporto, il solo costo di mantenimento, di consumo e di utilizzo. Poiché, infatti, i mezzi sono di proprietà di controinteressata e vengono utilizzati su più commesse, il costo di ammortamento è stato spalmato sulle diverse commesse, dovendosi ammettere che, con riferimento alla gestione del singolo appalto, si tenga conto dei soli costi necessari per la sua esecuzione.

Il Collegio, quindi, non intravede alcuna macroscopica illegittimità, ovvero alcun errore di valutazione grave ed evidente e neppure valutazioni abnormi o inficiate da errori di fatto nel giudizio di non anomalia formulato dalla stazione appaltante, con la conseguenza che esso resiste al sindacato di questo giudice.

IV. In conclusione, per tutto quanto innanzi argomentato, il ricorso è infondato e va respinto.

V. Sussistono i presupposti per disporre la compensazione delle spese del giudizio tra le parti, sia in considerazione delle imprecisioni contenute nell’offerta tecnica di controinteressata , che hanno dato adito alla ricorrente di dubitare della sua ammissibilità, sia avuto riguardo al margine di alea e di opinabilità che caratterizza naturaliter la valutazione di anomalia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Maddalena Filippi, Presidente

Giovanni Ruiu, Consigliere

Simona De Mattia, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE

Simona De Mattia

Maddalena Filippi

IL SEGRETARIO

al di fuori dei casi in cui il margine positivo per l’impresa risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l’offerta deve essere considerata anomala Reviewed by on . Nel caso in questione l’utile di impresa è stato calcolato in una percentuale già di per sé significativa. Tuttavia controinteressata , sempre nelle proprie giu Nel caso in questione l’utile di impresa è stato calcolato in una percentuale già di per sé significativa. Tuttavia controinteressata , sempre nelle proprie giu Rating: 0
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